Caldo e Freddo in Arte

L'arte di Lorenzo Mignani, resa per astrazione, è di ricerca introspettiva e si avvale di meditazioni profonde legate anche alle filosofie orientali, non quindi al sogno dei surrealisti o alla sola gestualità degli espressionisti, ma da definirsi a mio dire pittura antropologica-spirituale.

Egli vuole produrre una elevazione nel fruitore attraverso la materia-colore delle sue opere. I toni raggiungono grazie ad una tecnica raffinata e originale, frutto di anni di lavoro, vibrazioni nelle onde e nelle luci straordinarie, tali da produrre una catarsi nel fruitore, che ne viene sopraffatto.

Si tratta di una visione cosmica ove tutto si dipana verso una ricerca del sè e del noi, nell'espressione di universi interiori che si fanno luce rivelatrice di mondi incantati, di realtà parallele da compenetrare oltre le ragioni del visibile.

Franco Bulfarini - Artista, giornalista, curatore e critico d'arte

"L'arte è l'immagine allegorica della creazione" (Paul Klee)

 

Vedere, toccare, sentire, percepire una nuova dimensione di noi stessi. Lorenzo Mignani, come artista e uomo, si mette in secondo piano per lasciare spazio invece a qualcosa di più grande ed interiore che si trova all'interno dello spettatore. Una ricerca verso una nuova dimensione, potenzialmente infinita. Superando così le concezioni formali comuni, i rilievi e la materia di questo artista si pongono come nuova coscienza di fronte a un mondo in piena trasformazione.

Biografia: Inizia ad interessarsi all'arte in età adolescenziale, attraverso soprattutto il fascino le avanguardie storiche e il contatto con artisti di carattere anche nazionale. Inizia a partecipare a mostre collettive a diciotto anni, ed a ventuno arriva la sua prima mostra personale a Ferrara. Le sue rappresentazioni astratte piano piano si ammordiscono dal rigido geometrismo iniziale per lasciare spazio ad una ricerca personale più introspettiva.

Un inizio di carriera precoce, segnato dal graduale abbandono del figurativo, che trovava inadeguato per esprimere la sua idea di arte. Tutto per Lorenzo Mignani parte da un processo di meditazione, un processo di distaccamento dalla realtà che porta a concepire la tela come uno specchio dove lo spettatore stesso vede il proprio sè ed acquisisce consapevolezza. Uno specchio in cui si può riflettere chiunque sia disposto ad ascoltare, restando disponibile anche ad interpretazioni anche molto lontane da quelle dell'artista stesso. Chi guarda un'opera d'arte è chiamato ad entrare all'interno dell'opera per entrare in contatto con la propria anima, come occasione per guardarsi dentro, senza filtri e senza finzioni.

Le ultime opere astratte sono definite dall'artista come "tele spirituali", ricche di pensiero filosofico nel modo di percepire l'azione creatrice e il modo di vedere l'arte. Brillano tutte di una luce propria, vivida ed in qualche modo provocatoria grazie a forme comunicative ed espressive anticonvenzionali. "Finding your soul" e "Re Birth" sono opere in cui l'artista ha già messo a punto un linguaggio originale, utilizzando il colore non più e non solo come tale, ma in quanto elemento ricco, colante, grinzoso, rarefatto a seconda dei rilievi aggiunti. Una matericità densa come quella in "Kosmogonya" percorsa da cretti violacei che interrompono la continuità dell'effetto. Una continuità e un rilievo di alcuni punti che si intensificano nella serie dei cosidetti "Sketch" in cui la meteria si stratifica e si addensa con apparente casualità, concretizzando invece qualcosa di interiore. La caratteristica innovatica e diversificante di questa serie di opere è la decorazione su tutti i lati, richiedendo così un originale metodo di esposizione su un lato che spinge quindi l'osservatore a analizzare parti del quadro quasi sempre ignorate, stimolandone la curiosità. "Introspections" ed "Although the fear will have more topics, choose hope" oltre a sottolineare un rapporto diretto con qualcosa di più vasto e grande come il pensiero filosofico accentrano l'attenzione sui rilievi grazie alla tinta nera, poichè sono opere in cui idee, ricordi, emozioni affiorano in maniera inaspettata nella mente dello spettatore.

L'obiettivo di Lorenzo Mignani è di andare oltre alla gradevolezza e piacevolezza della pittura. Ogni opera è frutto di una creazione lenta, dovuta inizialmente dalla necessità dell'artista di staccarsi dalla realtà e successivamente nelle operazioni di stesura di colori e rilievi per velature successive. Si armonizza così qualcosa di profondo che armonizza elementi materici valorizzando ognuno di essi nella complessità visuale della superficie. L'artista rompe pertanto la bidimensionalità della tela introducendo ad una nuova dimensione. Prettamente interiore.

"Ognuno di questi lavori ha una sua propria colonna sonora", un modo di relazionarsi all'arte in maniera molto simile al pensiero di Kandinskji nel suo modo di concepire l'arte, a cui Lorenzo Mignani si ispira. Una sintonia musicale con il dipinto che ne costituisce la chiave per indurre l'osservatore all'empatia con le emozioni da cui nasce, e che lascia spazio alla voglia di toccare e scoprire i rilievi sulla tela con la stessa curiosità di un bambino.

Giulia Tansini

Dott.ssa in Scienze dei Beni Culturali

L'INCANTO DELL’IRREALE NEI DIPINTI DEL MAESTRO LORENZO MIGNANI

Il fascino dell’astratto pervade negli splendidi dipinti del maestro Lorenzo Mignani, dove l’elemento mobile e fantastico, nell’intensità emozionale del colore, coniuga il reale con l’immaginario, la poesia con l’enigma, il senso con la ragione. Nasce così, una autentica narrazione figurativa di onirica bellezza, in cui il mondo visibile è ricreato fantasticamente con armonie inedite e finissime sensazioni nella varietà dei fermenti ispirativi, dove le morbide sfumature del colore nei trapassi di bianca luce, concretizza una trasognata realtà astratta per l'incantamento dell'animo.

 

Tra allusioni esistenziali e simbologie, quindi, percorre un viaggio ideale del pensiero nell’evocazione di un'arte legata all'Espressionismo, in cui risalta il vigore emozionale del cromatismo in un'atmosfera irreale ed indefinita nella luminosità avvolgente, mentre si inseguono forme immaginarie, tra razionalità e pulsione sentimentale, materia e trasparenza, dove emergono trame libere in magiche formulazioni astratte. Ecco che allora, il ritmo lirico quasi musicale di libere forme geometriche che si evolvono in fluidità e trasparenze nel tessuto grafico e cromatico, rivelano sottili mutamenti d'animo che appartengono alla dimora esistenziale dell'autore.

 

Sorprende nei dipinti del maestro Lorenzo Mignani l’alta sintesi grafica e coloristica che giunge con immediata spontaneità all’effetto visivo nella simbologia di forme e colori che si evolvono in una nuova spazialità pregna di luce con lontananze liriche nella costante ricerca di ricreare fantasticamente la materia, veicolo di significati e valori della vita. Ecco che allora, nella pura creatività lo stesso supporto di base nei suoi autentici dipinti, vive una simbolica metamorfosi, mentre appaiono originali inserti materici che alludono a simbologie esistenziali per vivere il mistero della vita in una dimensione ideale, in cui il tempo trascende lo spazio nella suggestione globale ed emotiva di forme, colori e luci in movimento. In tal modo, la rappresentazione pittorica diviene metafora di uno spazio, in cui l’intervento dell’artista coincide con l’atto di una nuova creatività per cogliere ciò che i sensi non riescono a percepire. Ecco perché, la libera e naturale gestualità nella fusione di morbide pennellate, tra i gialli solari, i rossi accesi, i verdi variegati della vegetazione e gli azzurri celestini nell’immediatezza del riflesso, rivela l’interiore emozionalità, in cui si svelano le forze del sogno e l’abbandono all’inconscio per inoltrarsi nella “meravigliosa” scenografia di una surreale realtà.

 

Forme e colori, quindi, si fondono armonicamente e colorano l’animo di infinite sensazioni che scaturiscono dalla genialità dell’autore in improvvisazioni psichiche che interpretano la poetica dell’immaginario.

 

Oltre la stessa concettualizzazione dell’immagine, percorre la straordinaria narrazione del maestro Lorenzo Mignani per manifestare l’odierna cultura avveniristica orientata sempre verso inedite forme espressive per un nuovo concetto d’arte. Sta qui il fascino nei dipinti del maestro Lorenzo Mignani: la decantazione della materia nella trasfigurazione simbolica, progredisce nell’alchimia coloristica in lievi trasparenze e crea mondi fantastici in affascinanti composizioni cromatiche, che mediante la libera gestualità del colore insegue una “irreale realtà”, ignota e segreta alla ricerca di un sogno ad occhi aperti.

 

Carla d’Aquino Mineo - Curatrice e critica d'arte

COME CORPO OGNUNO E' SINGOLO, COME ANIMA MAI.

 

Il lavoro fantasmatico di un'immagine non si risolve in un punto isolato, ma, come dice Warburg, nella “dinamografia” della totalità della sostanza immaginante. Le incarnazioni rinascenti della Ninfa (e questa è, evidentemente, una Ninfa) e della sua dualità non hanno molto da dirci sullo stato di una “sessualità” che esse stesse non “riflettono” ma trasfigurano. In compenso offre allo sguardo un dono ben più generoso: osa mostrarci il suo scivolamento progressivo, la sua caduta maestosa e toccante dal ruolo freddo e distaccato dell'icona verso la poeticità di un reale contingente.

 

Direi che il suo stato di clinamen ne risulta sempre rinnovato. Cosa si può intendere per clinamen? La parola latina significa due cose: denota, da un lato, il movimento di reclinare fino a cadere, l'inclinazione di un corpo. Illustra, pertanto, l'asse fenomenologico della caduta analizzato da Ludwig Binswagner riguardo al sogno, e che la Ninfa traccia, nel quadro, con la grazia del suo scivolamento contemporaneo verso il basso alle sue radici e l'ascendenza verso il suo personale empireo sognato che si rispecchia soltanto in sé stesso. Il latino ha ripreso la parola greca clinè per indicare il campo privilegiato di questo movimento corporeo: è la terra il suo talamo. D'altra parte, il clinamen denota la deviazione del movimento: Lucrezio ne ha ricavato la sua teoria della creazione dei corpi e della materia. Si scopre così che il movimento della caduta, semplice e senza deviazione (in quanto tale, bisognoso di una comprensione fenomenologica), mostra tuttavia un insieme di biforcazioni possibili dove, improvvisamente agiscono forze in conflitto, tensioni deviate. Pertanto, una struttura di sintomo, una figurabilità, una deviazione (bisognosa, in quanto tale, di una interpretazione di tipo analitico).

 

Tanto la caduta della Ninfa si rivela con evidenza, altrettanto questa evidenza comporta l'avvio di un “lavoro” di tensioni e di compromessi, di condensazioni e di spostamenti (un altro modo di intendere clinamen, in quanto dinamica di biforcazioni). Romanticismo? Sì, a condizione d'ammettere che tutto il pensiero moderno; formalismo, strutturalismo compresi, derivi da lì. A condizione di condividere ciò che Baudelaire scrisse meglio di chiunque altro: “L'immaginazione non è la fantasia; non è neppure la sensibilità, benché sia difficile pensare ad un uomo dotato di immaginazione che non sia sensibile. L'immaginazione è una facoltà quasi divina che coglie immediatamente, al di fuori dei metodi filosofici, i rapporti intimi e segreti delle cose, le corrispondenze e le analogie. Gli onori e le funzioni attribuiti a queste facoltà le danno un valore tale […] che un uomo colto privo d'immaginazione sembra un falso colto, o almeno un colto incompleto.” Le parole di Baudelaire riferite ad Edgar Allan Poe ed alla sua poetica dell'immaginazione, “Ogni certezza è nei sogni”, permettono di capire meglio il progetto fondamentale che sta dietro all'opera, la mia “scienza senza nome delle immagini”.

 

In conseguenza gettano luce sullo stato euristico di Ninfa, la paradossale eroina del mio Nachtleben. Scopro, allora, Ninfa: fantastica e nebulosa. Le genealogie s'incrociano ovunque, si interrompono e riappaiono dove meno me lo aspetto. L'indagine per la quale avevo così tanto aperto gli occhi sfocia in una complessità di ordine nuovo: un punto non conduce ad un altro, secondo un ordine casuale standard. Ogni strada si biforca (e qui i loro capelli) e persino scompare sotto terra, per ricomparire altrove nel suo doppio. Sento che non bisogna più parlare in termini iconografici; Giuditta da un lato, Salomè dall'altro come definiva Panofsky una volta per tutte, ma che occorre cogliere questa configurazione nella sua mobile globalità, nella sua relativa indeterminazione (dovrei dire nell'inaccessibilità della sua sovra determinazione) e da qui i suoi attributi contrastanti: la loro falsa specularità, le conchiglie/ombrelli cinesi a celare per proteggere ma anche come strumento dialogico che invadono le figure...

 

Ed allora chiudo gli occhi: lascio ritornare a me, in blocchi associativi e fantomatici, le immagini. Lascio risalire i rapporti intimi e segreti, le corrispondenze e le analogie. In breve io immagino le une con le altre, più precisamente monto le immagini le une con le altre: appaiono configurazioni, secondo una logica che, in un primo tempo, sfugge. Immagini raggruppate al di fuori di ogni determinazione diretta, e anche “al di fuori dei metodi filosofici abituali” per ritornare a Baudelaire.

 

Tutto questo ha un nome: Mnemosyne. Per portare alla luce una funzione così cruciale, così antropologicamente formatrice, delle immagini occorre aprire gli occhi su tutto ciò che passa, secondo il precetto benjaminiano dello “storico straccivendolo”... Ma occorre anche chiudere gli occhi per lasciar venire a noi i blocchi di relazioni, le condensazioni, gli spostamenti, le genealogie inosservabili ed occhio nudo.

 

Nell'arbitrio individuale di questa immagine, vista come la sopravvivenza di antiche Ninfe che, addirittura, osano rialzarsi e rinascere è lanciata un'ipotesi sulla necessità collettiva, culturale, di chiedere all'immagine di assumersi “il compito d'interpretare i sogni” (die Aufgabe der Traumdeutung) ed allora si deve accettare che l'interprete diventi parte ricevente andando oltre l'incommensurabilità del reale e vivendo l'immagine come un onirico assoluto a cui tendere; è l'intensità del “sentire” e dell'osservare (ben altra cosa del “vedere”) che va oltre il tangibile e crea speranza di un “oltre” sognato e, forse, condiviso.

"Who you really are in the deep?"

Splendori di tragitti dalla materia al caos fra possenti invocazioni di cromatismi che abbagliano e avvincono

1° Classificato in "Lux Art Contest"  Motivazione del Prof. Nuccio Mulas

Lorenzo Mignani, con una maniera personale e finissima, esprime la propria sensibilità pittorica entro una dialettica posta fra la rivelazione di sé e la percezione della realtà unite insieme nella poetica affascinante della sintesi formale.

 

Il tema assunto nell'opera rappresenta una figura che evoca stati d'animo,interiori che arrivano all'Infinito che nella mente del pittore, tra la realtà e l’incanto della visione rievoca un mondo in continua espansione. Un mondo che si può accogliere o rifiutare, ma che tocca all’artista capire ed esprimere.

Antonio Castellana - Artista, giornalista e critico d'arte

LORENZO MIGNANI

Una sintonia musicale con il dipinto che ne costituisce la chiave per indurre l'osservatore all'empatia con le emozioni da cui nasce

Massimo Picchiami - Curatore

"Finding your soul"

Si può pensare o credere che l'autore abbia voluto descrivere la luce come nascita o come apertura verso l'ignoto. In entrambi i casi, benché possa rimanere il dubbio, è evidente che in questa tela la luce prorompe verso di noi per dirci che qualcosa di nuovo è avvenuto.

 

Che sia una nascita o una apertura che ci permette di guardare oltre non è dato saperlo, ma non importa, perché è questo che l'arte in genere deve produrre: una sensazione. La luce nasce e questa nascita produce uno squarcio nella tela, produce una liberazione: il nero si dissolve verso l'alto e predominano i colori accesi del rosso, blu, viola che contornano la luce per renderla più luminosa.

Girolamo Mingione - Artista

Un'opera che indubbiamente rende palese e denota un'evidente capacità espressiva e linguistica nel senso del pronunciamento segnico e pittorico talentuoso. Il talento e la disinvoltura emergono e le doti non solo tecniche ma intuitive e propositive facilmente si evincono.

 

 

In particolare quest'opera vive sul filo delle emozioni che la scena produce in chi l'osserva, come ad accendere un dialogo inconscio reso conscio e tracciabile, senza che per questo si generi l'appiattimento che potrebbe fornire una visione solo di superficie. 

Franco Bulfarini - Artista, giornalista, curatore e critico d'arte